domenica 9 ottobre 2011

Sex And Zen Extreme Extasy (2011)

TRAMA
Il giovane studioso Wei Yangshang si innamora di Tie Yuxiang e la sposa, ma il sesso tra loro non funziona come dovrebbe. Condotto da un amico alla Torre della Rarità, Wei conquista la fiducia del Principe di Ning, che lo accoglie nel padiglione dedicato alla ricerca dell'estremo piacere.
Nel lontano 1991 li successo di Sex and Zen diede risalto a un non-genere presente nella sola Hong Kong: i film Categoria III, vietati, pruriginosi e sconvenienti, spesso inclini alla violenza ma a volte semplicemente farseschi. Tutt'altro che il titolo più memorabile del lotto, Sex and Zen resta un misterioso cocktail di successo, baciato dalla fortuna in virtù delle grazie di Amy Yip e di quella singolare congiuntura che cade sotto la definizione di “cosa giusta al momento giusto”. Da allora il cinema di Hong Kong ha vissuto ogni genere di crisi ed è singolare che nel 2011 sia ancora un Sex and Zen, questa volta 3D, a regalare un successo senza precedenti, a livelli degni degli anni che precedettero il passaggio della ex-colonia britannica dal Regno Unito alla Cina. Riveduto e corretto più nella forma che nella sostanza, il Sex and Zen del terzo millennio abbandona in parte i toni della commedia scollacciata in favore di un vero e proprio zibaldone di stereotipi di quel genere: ossessione per le dimensioni del pene, transessualità, sadismo e gusto scabroso per la tortura. Tutto e il contrario di tutto, purché si tratti di exploitation e di qualcosa che il pubblico della Cina Popolare, meno smaliziato, possa giudicare trasgressione, con tanto di gusto del proibito (il film non è uscito nella Cina continentale per ragioni di censura).
Il 3D, chiaramente pretestuoso, privilegia le scene di violenza rispetto a quelle di sesso, ma è la confezione nel suo complesso ad allontanarsi dall'estetica dei Categoria III, qui abbandonata per immagini più patinate, in cui pornostar giapponesi truccatissime e dai seni prosperosi hanno rimpiazzato la bellezza semplice di Amy Yip (storica maggiorata del cinema hongkonghese). Un'opera dalla data di scadenza piuttosto ravvicinata, quindi, ma che ha saputo meglio di qualunque altra in questi anni risvegliare l'orgoglio local sopito di una Hong Kong in cui il cinema in lingua cantonese pare mestamente avviato verso il viale del tramonto (o addirittura della non-esistenza); a prescindere dalla provenienza, si tratta di una svolta di enorme importanza per il relitto di una cinematografia che tenta di conservare quella specificità – linguistica e contenutistica – messa in difficoltà dall'omologazione dell'onnivora Cina. Ma quella che emerge da Sex and Zen 3D è una morale ambigua, che vede – dopo averci fatto assistere a ogni genere di efferatezza - nell'assenza forzata di sesso l'unica via possibile per il coronamento di un amore romantico, quasi che un film Categoria III possa rappresentare l'improbabile corsia preferenziale per giungere all'ideale platonico o stilnovista. Probabilmente solo l'ennesimo sotterfugio di un'astuta operazione di marketing, perennemente in bilico tra ciò che è giusto esibire e attenta al limite oltre il quale è meglio non osare; ipocrisie a parte, il compromesso ha pagato ancora una volta.

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