mercoledì 15 febbraio 2012

La verità nascosta (2012)

TRAMA
In seguito all'improvvisa scomparsa della sua compagna, Adrián conosce e s'innamora di Fabiana, piacente e un po' arrivista cameriera che si trasferisce presto nella sua villa. Mentre per la polizia l'uomo è l'unico sospettato della misteriosa sparizione, attraverso un flashback ne conosciamo il passato: giunto dalla Spagna in Colombia per dirigere l'Orchestra Filarmonica di Bogotà, vive insieme alla bella Belén, cui costerà molto cara l'idea di metterne alla prova la fedeltà.
Di florida e ben oliata produzione colombiana-spagnola realizzata in collaborazione con 20th Century Fox, La verità nascosta non parte per niente bene a causa di alcune evidenti sfocature nel disegno dei personaggi (si pensi ad esempio ai due poliziotti da fumetto), ma soprattutto per via di un impianto narrativo troppo spesso utilizzato.
Proprio quando l'interesse sta per scemare accade però che l'attenzione sia catturata da un linguaggio inaspettatamente frenetico, opposto alle banalità di una parte proemiale che a tratti sembrava inclinare all'horror più banale. Il primo terzo del film allora è quasi interamente riproposto mediante gli occhi della donna scomparsa, bloccata in una situazione letteralmente claustrofobica da cui può vedere ciò che accade senza poter essere vista. A voler molto bene al colombiano Andi Baiz – già noto per Satanás – si potrebbe parlare dell'essenza stessa del cinema, dell'impotenza dello spettatore e del voyeurismo sotteso ad ogni atto di visione, sebbene quello che la pellicola vuole e, per un certo minutaggio, riesce ad essere è un teso thriller da cardiopalma sull'ossessione del possesso e sul tradimento.
Purtroppo il triangolo di perversa gelosia che investe i personaggi funziona solo per un'ora scarsa compresa tra quel primo atto decisamente floscio e uno scioglimento altrettanto discutibile: come se il materiale narrativo non fosse sufficiente per la durata di un lungometraggio, la natura di racconto crudelmente esemplare del copione, infatti, viene sminuita da un finale poco credibile e incredibilmente veloce in cui la chiusura contestuale di più linee narrative fallisce su più fronti. Meglio consigliabile per i pregi che sconsigliabile per i difetti, si tratta di un esempio di genere ambizioso per cui risultano azzeccati anche gli spruzzi di humour e le venature maligne.
Nella lotta per il possesso di un uomo-trofeo, che pensa solo alle conquiste galanti e non si accorge di ciò che gli accade ad un palmo dal naso, anche il genere femminile non ci fa certo un gran figura. È il tipo di film per cui si potrebbe giustificare un remake, forse lo script va fatto decantare nella mente di uno sceneggiatore dotato.

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